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La Croce

Traduction, Mercredi 28 Mars 2012 à 22:17 - Italiano

Cristo è “morto per i nostri peccati”? Anselmo d'Aosta, nel XI secolo, ha molto contribuito alla diffusione di questo modo di vedere. Ma si può anche pensare che Dio non ha avuto bisogno del sacrificio di Gesù per accordarci il suo perdono.

Gilles Castelnau

traduzione Giacomo Tessaro

I farisei, guardiani di un integralismo puritano che credevano essere volontà di Dio, non hanno accettato la riforma liberatrice e gioiosa che proponeva Gesù, fatta di compassione e speranza, certamente nella linea dei grandi profeti d'Israele come Isaia, Michea o Amos, ma radicalmente opposta alla sclerosi nella quale era impaludato il giudaismo che pretendeva di riallacciarsi a Mosè in persona.
 
Sono riusciti a ottenere la condanna di Gesù e, ci riferisce Matteo che riporta questo simbolo di morte, hanno sigillato la sua tomba con il loro sigillo e l'hanno fatta sorvegliare dalle loro guardie!

Durante la sua terribile notte d'angoscia nel Getsemani, Gesù avrebbe senza dubbio potuto cedere, abbandonare il suo ministero, lasciarci nelle mani dei farisei prestando loro obbedienza o fuggendo dal paese. Il suo impegno totale in favore del Dio d'amore e di vita di cui ci rivelava il disegno l'ha portato al sacrificio della sua vita, scandalo per Dio che vedeva mettere a morte il cantore del suo Regno, tristezza profonda per “gli uomini di buona volontà” che aveva trascinato nel suo entusiasmo e che ancora oggi faticano a consolarsi di quella orribile e scandalosa Croce.

Il sacrificio della sua vita Gesù non l'ha fatto, come insegnava sant'Anselmo nel Medioevo, per una espiazione, per placare la collera di un Dio rabbioso di vedere l'umanità sfuggirgli e che minaccia di spedire tutti all'inferno.

Il professore André Gounelle scrive:

“Anselmo si ispira al diritto feudale. Essa considera l'essere umano come un vassallo che deve a Dio, suo sovrano, sottomissione e rispetto. Ora, l'essere umano si comporta da cattivo vassallo. Infligge un doppio torto a Dio. Per prima cosa lo deruba e non gli rende i servigi che gli deve. Inoltre lo offende facendo di lui un signore incapace di farsi obbedire. Dio non può tollerare questa situazione. Per preservare il suo “onore” deve o punire gli umani o ricevere da loro una indennità che compenserebbe il torto subito.

Gli esseri umani devono normalmente a Dio tutte le loro buone opere. Esse non possono costituire un supplemento per compensare le loro carenze. Di più, la maestà infinita di Dio rende infinita ogni offesa diretta a lui. Gli umani, esseri finiti, non hanno i mezzi per offrire qualcosa che possa riparare il danno e l'oltraggio. La giustizia, che Dio non può trasgredire senza rinnegare se stesso, esige quindi la condanna dell'umanità.

Ma Dio non è solamente giusto, è anche misericordioso. Viene lui stesso, o, più esattamente, invia una delle persone della sua Trinità per pagare al posto degli esseri umani il debito e l'indennità che sono assolutamente incapaci di liquidare loro stessi. La morte di Gesù riscatta le loro colpe, restaura la sua gloria e manifesta la sua compassione. È dunque a Dio che viene versato il riscatto. Gesù si sostituisce agli uomini, subisce al posto loro la punizione che dovrebbe normalmente essere loro inflitta e permette loro di sfuggirvi. Offre a Dio la sua vita in quanto uomo solidale con tutta l'umanità; essendo Dio lui stesso, questa vita ha un valore infinito e compensa sia la perdita che le offese subite da Dio. Ecco “l'espiazione sostitutiva”.

Secondo Anselmo la Croce concilia la misericordia e la giustizia di Dio. Nei fatti, la sua tesi distrugge l'una e l'altra cosa. In cosa Dio dà qui prova di misericordia? Si preoccupa molto dei suoi interessi e della sua gloria. Destina suo Figlio a una morte orribile per soddisfare il suo onore. Perdona solamente dopo che si è pagato. Si è molto lontani dalla salvezza gratuita. E in quale modo il supplizio di un innocente al posto di un colpevole soddisfa la giustizia? Non è una scandalosa ingiustizia?” (“Gesù Cristo è morto per noi?” Évangile et Liberté n.248, aprile 2011)

Gesù ha vissuto la tragedia dell'esistenza umana alle prese con le forze oscure della disfatta e della morte. È morto recitando, come molti prima di lui e dopo di lui, l'inizio del Salmo 22: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” Prende posto nella lunga stirpe dei martiri che sono morti urlando la loro disperazione in faccia al cielo. E a causa di quel primo venerdì santo, la Croce è il simbolo del cristianesimo, religione del Dio la cui Presenza ci dona il coraggio di affrontare la sofferenza e di accettarla con la forza del soffio divino che cresce in noi.



 

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