Di Jean-François Colosimo*

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

In mezzo alle guerre tragiche che infuriano in Medio Oriente i cristiani subiscono persecuzioni insopportabili nell’indifferenza generale: una situazione difficilmente tollerabile.

 

Siamo tutti cristiani d’Oriente. La loro causa è universale, non particolarista né partigiana. La loro tragedia, che si sta svolgendo nell’indifferenza dell’opinione mondiale e la passività della comunità internazionale, costituisce non di meno una svolta storica e una catastrofe planetaria. Con la loro sparizione si sta sbriciolando l’anello che ci collega alle prime civiltà delle Scritture, alle fonti della Bibbia, alle origini dei Vangeli e alla genesi del Corano. Si sta cancellando il loro ruolo di mediatori culturali tra Oriente e Occidente e tra Meridione e Settentrione. Sfuma la distinzione, da loro testimoniata, tra cristianesimo e Occidente. Diminuiscono la capacità di Israele di rompere la barriera dell’antagonismo con il mondo arabo e la capacità dell’Islam di consolidare la frontiera con l’islamismo, di cui essi avrebbero potuto avere un ruolo di facilitatori. Svanisce la pretesa dell’America e dell’Europa di promuovere l’imperativo umanitario del quale si dichiarano araldi, smentita dall’imbarazzata irresolutezza nei riguardi di questi cristiani.

 

Ecco quindi che la loro estinzione annunciata segna il nostro suicidio morale. Non solo perché stiamo autorizzando l’eradicazione dei cristiani dalla terra natale della fede cristiana; non solo perché accettiamo l’imperativo di combattere la barbarie come valevole per tutti salvo che per loro; non solo perché permettiamo che vengano sacrificati come variabile di aggiustamento nel gioco diplomatico delle potenze dominanti; ma anche, e soprattutto, perché consentiamo, con ciò stesso, a che la mondializzazione si riduca sempre più a un impero barbarico, roso dall’amnesia nel suo centro e dai tribalismi nelle sue periferie.

 

Al centro della questione dei cristiani d’Oriente si trova infatti il principio di mediazione inerente alla biodiversità delle culture. Sotto il peso di quattordici secoli di minoranza assoluta, ora sono tra l’incudine e il martello. Presi nella tenaglia della tirannia del mondo musulmano e della strumentalizzazione del mondo occidentale, considerati volta a volta come popolo sottomesso, gente di troppo, ostaggi, capri espiatori, hanno resistito grazie alla loro pietà. Nell’ora in cui la loro identità disarmata li rende la preda ideale delle identità vendicative, la loro disgrazia diventa radicale. Questi uomini che stavano in mezzo sono ormai di troppo. La questione riguarda anche gli altri cristiani. Ci sono tutti in Oriente: le Chiese più antiche vi sono nate, quelle più recenti si sono autoinvitate in una sorta di pellegrinaggio missionario che a volte puzza di colonialismo. Poco importa, il risultato è lì da vedere. Ci sono tante Chiese orientali quante ne hanno conosciute duemila anni di cristianesimo e il loro mosaico ricapitola l’insieme delle confessioni, pronto a comporre una sintesi delle loro divisioni. Troviamo la famiglia precalcedonese, nata dallo spezzarsi della romanità nel V secolo: gli Assiri da una parte, i Siriaci, gli Armeni, i Copti, gli Abissini dall’altra, senza contare i Malabaresi e i Malankaresi dell’India; la famiglia ortodossa, nata dal divorzio tra Latini e Greci nel Medioevo; la famiglia cattolica, nata dalla politica unionista promossa dal papato a partire dal Rinascimento, che di ogni entità orientale ha creato un duplicato di obbedienza cattolica, non senza creare entità propriamente latine; la famiglia protestante, nata dalla scissione tra la Riforma e Roma, che ha fatto sorgere missioni anglicane, luterane e calviniste a partire dal XVIII secolo, alle quali oggi si aggiungono i gruppi evangelicali.

 

La cronaca dei loro rapporti è stata giocoforza tumultuosa, ma i muri che separano le memorie ferite ormai scricchiolano di fronte all’urgenza delle persecuzioni sopportate in comune. L’ecumenismo del sangue al quale ci chiamano i cristiani d’Oriente deve essere anche il nostro.

 

* Jean-François Colosimo è direttore della casa editrice Éditions du Cerf e insegnante all’Istituto ortodosso San Sergio di Parigi.

 

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À propos Gilles

a été pasteur à Amsterdam et en Région parisienne. Il s’est toujours intéressé à la présence de l’Évangile aux marges de l’Église. Il anime depuis 17 ans le site Internet Protestants dans la ville.

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